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ANTIBIOTICI DAL DENTISTA

L’uso di antibiotici per interventi odontoiatrici ha indicazioni ben precise che devono essere rispettate onde evitarene l’uso indiscriminato con il conseguente aumento della resistenza batterica a questo prezioso strumento.
Va subito fatta la distinzione tra l’uso per combattere un’infezione in atto, da quello fatto in via preventiva (profilassi). Nel primo caso (ascesso, flemmone, pericoronarite, gengivite ulcero necrotica ecc..) la somministrazione inizierà con il manifestarsi del problema, sarà fatta con dosaggi opportuni e per diversi giorni, fino alla risoluzione. Nel secondo caso invece si somministra PRIMA che il problema si presenti. Si tratta di casi ben determinati e limitati: in genere la PROFILASSI ha lo scopo di evitare l’isorgenza di una endocardite batterica in pazienti con precedenti interventi sulle valvole cardiache o portatori di protesi valvolari oppure con alterazioni valvolari cardiache congenite. Vi sono poi casi in cui, in previsione di interventi chirurgici particolarmente complessi, la copertura antibiotica va iniziata qualche giorno prima (è il medico a stabilirlo).
NON è prassi corretta la somministrazione di antibiotici preventiva per estrazioni non complesse, devitalizzazioni, interventi conservativi o ortodontici e nemmeno per interventi di implantologia (tranne alcuni casi).
Difronte a queste indicazioni ben precise e limitate, risulta tuttavia da numerosi studi che il 10% delle prescrizioni antibiotiche complessive sono a carico degli odontoiatri e che nell’80% dei casi queste prescrizioni sono INUTILI. In uno studio americano sugli antibiotici, gli odontoiatri intervistati affermavano che circa la metà delle prescrizioni di antibiotici erano dovute a due fattori: la richiesta specifica del paziente e il rischio di possibili risvolti di natura legale in caso di possibili complicanze. I due fattori sono ovviamente collegati e hanno un nome ben preciso: medicina difensiva. Il medico, in questo caso l’odontoiatra, usa spesso antibiotici anche quando non deve, per paura di possibili conseguenze non di natura medica, ma di natura legale.

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